Europei 2016, l’attesa è finita: è il giorno della prima

giugno 10, 2016

Eccoci qui, anno pari, prima estate, un nuovo Europeo, un nuovo grande torneo internazionale. È il giorno della prima, i cartelloni sono fuori e il nome dell’Italia non c’è, o meglio, c’è, ma scritto in piccolo, molto più piccolo del solito. Gli attori protagonisti sono altri, i soliti con cui abbiamo condiviso tanti film euromondiali, i tedeschi, i francesi, gli spagnoli. Azzurra, per tanti, a cominciare da noi stessi, dovrebbe essere solo una comprimaria, per gli acidi una caratterista, per i maligni una comparsa. Sarà. Storia e cronaca, tuttavia, ci spingono in un’altra direzione, possono scrivere un altro copione.

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La storia – e i corsi e i ricorsi contano, nel pallone – ci ricorda che sono state proprio le Nazionali partite nella diffidenza o addirittura nella sfiducia generale a portare indietro gli allori; e soprattutto la cronaca ci sta raccontando che fin dai primi giorni di Coverciano c’è un gruppo che si sta muovendo compatto, che alla fine delle singole giornate, come fosse un listino di Borsa, fa registrare piccoli ma costanti segni più. Il deficit di qualità rispetto agli attori attesi in Francia come star c’è, rimane, su questo non ci possono essere oggettivamente dei dubbi. Ma ben consci di questo, Antonio Conte e la sua truppa stanno lavorando forte sul collettivo, sui moduli, i movimenti, sulla squadra insomma: e specie in una competizione come l’Europeo, caratterizzata da una logica di calcio più pragmatico rispetto ai Mondiali, sono le squadre, non i singoli, non i Maradona, i Messi, i Ronaldo (inteso come il Fenomeno, beninteso) a indirizzare le sorti di partite e tornei.

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Gli esempi sono lì da vedere, scritti nell’albo d’oro, la Danimarca del 1992 che brucia l’Olanda di Van Basten e Gullit, l’ancora più incredibile Grecia del 2004 che uccide i sogni del Portogallo padrone di casa, i sogni del ragazzo già tutto d’oro, il Ronaldo parte seconda, Cristiano. E proprio in queste tre settimane di ritiro pre-Euro, l’Italia e il suo tecnico con la valigia in mano possono essersi costruiti un altro atout: Conte ha le idee chiarissime su chi, almeno ai nastri di partenza, siano i titolari e le riserve, e su quale sarà il modulo, vale a dire un collaudato e duttile 3-5-2. La novità principale è in attacco, dove Zaza è riuscito a ribaltare lo status quo che vedeva Pellé sicuro titolare anche grazie a Immobile, suo partner in amichevole e in allenamento, dove fanno scintille.

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Gli interni adattati, Florenzi e Giaccherini, si fanno preferire a Parolo e Sturaro, hanno più caratteristiche offensive: così come Candreva ed El Shaarawy, gli uomini scelti per coprire le fasce, con il romanista che potrebbe alzarsi sulla linea delle punte e reimpostare la squadra sul 3-4-3. Che non disdegnano certo la fase difensiva, ma che potrebbero essere troppo avanti per cercare poi di tamponare: ecco perché, a parte il fatto delle pessime condizioni fisiche in cui versa, Thiago Motta deve lasciare assolutamente il posto a De Rossi, autentico centrale aggiunto davanti ai tre di difesa: scalando indietro con Bonucci, consentirà di comporre una linea a quattro di emergenza con Barzagli e Chiellini larghi, a coprire.

Primi cambi Ogbonna nei tre dietro, De Sciglio (sta molto bene) sugli esterni, Pellé e Insigne davanti. L’Italia anti-Belgio è fatta, allora, e ora bisogna fare gli italiani, aggiungerebbe Cavour: ai tempi suoi la palla non rimbalzava ancora, l’Italia dei campanili e dei 50 milioni di c.t. era di là da venire, il tifo contro solo per potere criticare o sparare addosso a un tecnico non simpatico a tutti non sarebbe stato compreso, come del resto non lo è oggi. L’Italietta da discount, come è stata anche definita questa edizione, parte con un mazzetto di certezze che forse il babau belga non ha: non è poco, e chissà, lunedì sera potrebbe  essere tantissimo.

Andrea Saronni

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