EuroStory ‘72: la Germania al primo acuto continentale

aprile 23, 2016

La quarta edizione degli Europei di calcio è indelebilmente associata alla Germania Ovest: una squadra che, con il suo primo successo continentale, aprì un ciclo che la vedrà protagonista di tre finali consecutive nella manifestazione, inframezzate dall’alloro mondiale conquistato nel 1974. Una generazione di fenomeni, i cui nomi non hanno bisogno di presentazioni ulteriori: “Kaiser” Franz Beckenbauer era il leader naturale di una squadra che annoverava tra le sue fila il portiere Sepp Maier, un terzino come Paul Breitner, la spietatezza di Gerd Muller in avanti, la visione di gioco e l’estro (anche fuori dal campo) di Gunther Netzer. Una macchina da gioco prossima alla perfezione che, anche secondo alcuni dei suoi protagonisti, raggiunse le vette più alte proprio a Euro ‘72.

I primi Europei degli anni ‘70 videro alcune modifiche regolamentari: niente più scontri a eliminazione diretta nei primi turni, bensì otto gironi da quattro squadre ciascuna, con le vincenti che si sarebbero incontrate ai quarti di finale, in gare di andata e ritorno. Nella fase iniziale non mancarono “vittime” eccellenti: l’Olanda di Cruijff, che di lì a poco avrebbe scritto pagine fondamentali di storia del calcio, si arrese alla Jugoslavia; la Cecoslovacchia, che sarà campione nel 1976, cedette il passo alla Romania per differenza reti; Francia e Spagna furono eliminate a discapito di Ungheria e Unione Sovietica, all’epoca abituali frequentatrici delle fasi finali del torneo continentale. L’Italia, dopo passato agevolmente il girone, trovò nei quarti un Belgio che si rivelò più ostico del previsto: i Diavoli Rossi, guidati dal talento di Paul Van Himst, ebbero la meglio su una Nazionale azzurra ormai giunta alla fine di un ciclo. Valcareggi decise di concedere un ultimo giro di valzer agli eroi messicani, nonché campioni d’Europa in carica, ma il risultato fu deludente: allo 0-0 di Milano seguì la sconfitta di Bruxelles per 2-1, con i belgi che dominarono ben al di là del risultato conclusivo.

Accanto al Belgio, a cui spettò onere e onore di ospitare la fase finale dell’Europeo, giunsero in fondo le “solite” Ungheria e Unione Sovietica e, dulcis in fundo, una Germania Ovest capace di spazzare via nel turno precedente i “maestri” inglesi grazie a un perentorio 3-1 conquistato a Wembley. Il sorteggio delle semifinali pose di fronte, in quella che probabilmente sarebbe stata la finale più giusta, i padroni di casa del Belgio alla corazzata tedesca: per i Diavoli Rossi ci fu ben poco da fare contro la doppietta di un Gerd Muller in stato di grazia, a cui rispose Polleunis con il gol della bandiera. Lo scontro tra potenze dell’est Europa andò invece all’Urss che, dopo una gara sonnolenta e con ben pochi sussulti, riuscì a battere i magiari grazie alla rovesciata di Konkov: l’errore dal dischetto dell’ungherese Zambo, arrivato al termine della partita, consegnò ai sovietici la terza finalissima in quattro edizioni del torneo.

 

Allo stadio Heysel di Bruxelles, il 18 giugno 1972, andò in scena una schiacciante dimostrazione di superiorità della Germania Ovest: non ci fu mai partita, con i sovietici sotto già al 27’ del primo tempo col solito gol da rapace d’area di rigore di Muller. Nella ripresa, i tedeschi misero il punto esclamativo a una gara dominata sin dall’inizio, grazie alle reti di Wimmer e al sigillo del solito Muller, giunto così a 11 reti nella manifestazione. Un momento magico per il capocannoniere dei Mondiali di Messico ‘70 che avrà il suo culmine con la rete decisiva nella finale della Coppa del Mondo di due anni dopo. Thomas Muller è stato il terminale perfetto di una tra le squadre nazionali più forti di sempre: abbiamo ricordato Maier, Beckenbauer e Breitner ma sarebbe ingeneroso dimenticarsi di un centrocampista “totale come Uli Hoeness e della solidità dello stopper Schwarzenbeck in difesa.

ger urss 3
Un gruppo imperniato sul favoloso Bayern Monaco che in quegli anni vinse 3 Coppe dei Campioni consecutive: un capolavoro che porta anche il nome e cognome di Helmut Schon, selezionatore della nazionale dal 1964 al 1978. Fu lui, Bundestrainer per eccellenza, il primo artefice di un ciclo vincente che, a livello di squadre Nazionali, sarà replicato e addirittura migliorato solo dalla Spagna di Aragonés e Del Bosque.

Giorgio Tosto

Link utili: Calendario Europei 2016Gironi Europei 2016


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