EuroStory ‘80: la Germania Ovest serve il bis

maggio 2, 2016

Nel 1980 gli Europei di calcio tornarono in Italia, dopo l’edizione del ‘68 che vide il trionfo degli azzurri ai danni della Jugoslavia. Nell’ottica di un progressivo allargamento della manifestazione, le regole furono modificate: otto partecipanti alla fase conclusiva, divise in due gironi. Le vincenti dei gruppi si sarebbero ritrovate in finale, le seconde avrebbero dato luogo alla “finalina” di consolazione.

Doveva essere l’anno di un’Italia tornata a ruggire nei Mondiali argentini di due anni prima, con un quarto posto ottenuto attraverso un gioco brillante e una squadra rinnovata: lo scandalo calcio-scommesse, che tolse al c.t. Bearzot le punte di diamante Paolo Rossi e Bruno Giordano, indebolì considerevolmente gli azzurri e allontanò i tifosi dagli stadi, spianando la strada alla Germania Ovest. I tedeschi, con una rosa ringiovanita e affidata in panchina all’infallibile Jupp Derwall (23 risultati utili consecutivi per lui) , furono così i primi a conquistare il titolo Europeo per la seconda volta: un bis che portò la firma di giovani talenti come Bernd Schuster e Hansi Muller, il terzino Briegel, gli attaccanti Rummenigge e Allofs. Accanto a loro Horst Hrubesch, ventottenne punta del’Amburgo decisivo con una doppietta in finale.

germania ovest

Milano, Napoli, Roma e Torino: queste le città che fecero da palcoscenico a una fase finale a cui approdarono tutte le grandi d’Europa, con la piacevole prima volta della Grecia, capace di far fuori nel girone 6 due nobili decadute come Urss e Ungheria. Nel primo gruppo la Germania Ovest fece il vuoto, battendo la Cecoslovacchia nella rivincita della finale di Euro ‘76 e imponendosi per 3-2 sull’Olanda, in una gara contraddistinta dalla tripletta di Allofs e dalla grande prova del ventunenne Schuster. Gli olandesi furono scavalcati anche dalla Cecoslovacchia per differenza reti, alla Grecia rimase la grande soddisfazione del pareggio con i tedeschi. Equilibratissimo il gruppo B: 0-0 dell’Italia all’esordio con la Spagna, mentre il Belgio prima pareggiò 1-1 con l’Inghilterra e poi batté gli spagnoli. Gli azzurri, dopo la vittoria con gli inglesi firmata da Tardelli, affrontarono il Belgio con l’handicap di un solo gol segnato nella competizione, contro i tre degli avversari: a nulla valse una gara generosa, ma limitata dagli infortuni di Antognoni e Oriali e dall’impeccabile tenuta difensiva degli uomini allenati da Guy Thys. Lo 0-0 di Roma portò a una inedita finale tra i belgi e la Germania Ovest.

La finalina tra Italia e Cecoslovacchia andò ai campioni uscenti: dopo l’1-1 dei tempi regolamentari, con Jurkemik e Graziani a segno, gli azzurri cedettero ai calci di rigore, con una serie infinita di tiri dal dischetto interrotta dall’errore di Collovati. Il Belgio, nella finale dell’Olimpico contro la Germania Ovest, sperò invece di replicare l’effetto sorpresa che quattro anni prima aveva portato alla vittoria di Panenka e compagni. Quella belga era una squadra costruita attorno al “totem” Wilfried Van Moer, regista e cuore pulsante di un gruppo che poteva contare sul talento di Jan Ceulemans e l’esperienza di giocatori come Gerets e Van der Elst. La Germania, però, aveva una marcia in più, rappresentata in quella serata romana da due giocatori: il “visionario” Bernd Schuster e l’infallibile Horst Hrubesch. Il primo, a inizio partita, fornì l’assist al secondo, per l’1-0: dopo il pareggio su rigore di Vandereycken, Hrubesch si mise in proprio e, a un minuto dalla fine, deviò di testa il pallone che sancì la vittoria tedesca.

 

Il numero nove dell’Amburgo, con la sua doppietta, fu senza dubbio l’uomo-copertina della finalissima: arrivato tardi in Nazionale, con cui giocò soltanto 21 partite mettendo a segno sei reti, fu convocato in extremis per sostituire l’infortunato Klaus Fischer e riuscì comunque a ritagliarsi un ruolo centrale nella storia del calcio tedesco. La vittoria nell’Europeo del 1980 rimarrà indissolubilmente legata alla sua grandissima prestazione in finale, suggellata da quell’imperioso stacco aereo diventato simbolo della sua carriera: non è un caso che Horst Hrubesch, attuale allenatore dell’under 21 tedesca, venga ricordato ancora oggi come “the Header Beast”, il mostro dei colpi di testa.

Giorgio Tosto

Link utili: Calendario Europei 2016Gironi Europei 2016


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

SPONSOR
 

Seguici su Google+