QUALCOSA DI STRAORDINARIO, COMUNQUE: GUIDA AD ANTONIO CONTE (ATTO II)

luglio 3, 2016

All’indomani dell’eliminazione dell’Italia, non dimentichiamo il lavoro di Antonio Conte, indiscusso protagonista dell’encomiabile Europeo azzurro. Sulla base di quanto scritto nel “Primo Atto” di questa guida, Conte può apparire come uno straordinario motivatore di calciatori, e poco più. Ma sarebbe decisamente riduttivo, e invece, come abbiamo detto, Conte cura tutti i punti di vista, nessuno escluso. Non si va oltre i propri limiti, facendo qualcosa di straordinario, soltanto con un discorsetto motivazionale. Si va oltre i propri limiti sapendo alla perfezione quello che si deve fare in campo dal punto di vista tecnico e tattico. Memorizzando movimenti, schemi, situazioni di gioco, oppure eseguendole su comando; sì, perché Conte guida dalla panchina tutti i movimenti dei suoi giocatori, proprio come se fossero omini del calciobalilla – o almeno ci prova.

Con una differenza importantissima, però: gli omini del calciobalilla sono fermi ben schierati in linea orizzontale, mente gli omini di Antonio Conte si muovono praticamente solo in verticale: su e giù, su e giù. Se ci fosse una telecamera puntata continuamente sui movimenti di Parolo e Giaccherini sarebbe una visione decisamente istruttiva. Le idee tattiche di Conte sono chiarissime e inderogabili, sviluppate sin dalle sue prime esperienze da allenatore, frutto di studio continuo e costante. Quando arrivò alla Juve, dopo le esperienze vincenti di Bari e Siena, si presentava come l’alfiere di un modulo inedito e spregiudicato, il 4-2-4. Le esigenze di una rosa come quella juventina, tuttavia, lo hanno presto convinto a cambiare, forgiando quello che oggi è l’abito-base delle sue squadre, il 3-5-2. Va detto, però, che questa è una semplice questione di numeri. Cosa vuol dire 4-2-4 o 3-5-2? I numeri possono cambiare, mentre l’idea di gioco resta.

Conte-352

Alcuni elementi, il possesso palla tra i difensori, cui è deputato il lancio in verticale, oppure i movimenti coordinati delle due punte posizionate sempre molto vicine, una incontro al pallone, l’altra in profondità, li ritrovate se andate su youtube e cercate i video del Bari 2008-2009, la prima grande avventura di Conte da allenatore. Lo scambio veloce Pellè – Eder su passaggio filtrante dalla linea difensiva che ha liberato l’italo-brasiliano davanti a De Gea contro la Spagna lo facevano Kutuzov e Barreto esattamente allo stesso modo. Poco spazio per l’inventiva dei singoli o per calciatori anarchici: come si arriva alla conclusione e al gol lo decide Conte, e i calciatori eseguono. Provano. Spesso sbagliano. A volte riescono a finalizzare lo schema ma non ad andare in gol, perché una volta liberato davanti a De Gea Eder spara addosso allo spagnolo; nel momento della verità lui è pur sempre Eder, e almeno su questo Conte non può intervenire.

Schemi, affiatamento, situazioni provate e riprovate in allenamento, applicazione di poche idee semplici ma molto precise, sono comunque tutti strumenti che aiutano i calciatori ad andare oltre i propri limiti. Alla base di tutto c’è l’ormai celeberrima BBBC, Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini, il reparto difensivo che Conte ha forgiato alla Juventus e si è portato dietro in Italia, indisponibile a rinunciare a questo zoccolo duro persino nelle più inutili amichevoli di questo biennio. Va però sfatato un equivoco: il fatto che la squadra sia costruita a partire dalla difesa non implica che si tratti di una squadra difensiva o addirittura catenacciara. E in effetti Conte comanda ai suoi uomini di fare la partita sempre e comunque, e non buttare mai via un pallone, anche a costo di rischiare qualcosa quando la squadra avversaria pressa i difensori, per natura non sicurissimi con la palla tra i piedi.

Il possesso palla arretrato, cui partecipa a pieno titolo anche il portiere Buffon, serve a liberare dal pressing uno degli uomini del reparto arretrato, per dargli la libertà di verticalizzare liberamente; ma serve anche a far schierare il resto della squadra in proiezione offensiva. Le squadre di Conte, infatti, attaccano la profondità e l’area avversaria con un gran numero di uomini, e in questo senso il 3-5-2 è ancora più offensivo del 4-2-4. È capitato in questi Europei di vedere l’Italia in possesso palla attaccare con cinque o sei uomini in linea: le due punte, le due mezzali, e almeno uno dei due esterni.

Ita Spa

L’immagine sopra rappresenta una situazione verificatasi nei primi minuti di Italia – Spagna. Da Buffon la palla è passata a Barzagli, che ha subito verticalizzato per Parolo, venuto incontro al pallone per girarlo di prima sull’esterno a Florenzi e poi correre subito avanti. Florenzi trova in posizione centrale De Rossi libero; il pressing offensivo degli attaccanti spagnoli è scoordinato e poco convinto. A questo punto De Rossi ha ben cinque soluzioni a disposizione per il suo lancio in verticale alle spalle del centrocampo: dall’alto De Sciglio, Giaccherini, Pellè, Eder e Parolo; quest’ultimo è scattato alle spalle di Jordi Alba tagliandolo fuori dalla linea difensiva, che per la Spagna è ridotta quindi a soli tre uomini, con lo schermo di due soli centrocampisti, che non possono certo controllare tutte le linee di passaggio.

Sono state create le premesse per un’azione pericolosa, che poi non sarà concretizzata perché gli uomini che vi prendono parte hanno dei limiti a livello tecnico e di personalità. Ma quello che conta è che quest’azione è stata creata, grazie a un meccanismo che ha permesso a degli uomini mediamente di livello tecnico inferiore di fare del male a uomini di livello tecnico mediamente superiore. Prova e riprova, prima o poi queste situazioni si possono concretizzare in gol. Maggiore è il tasso tecnico dei singoli coinvolti nell’azione, maggiore è la possibilità che le situazioni favorevoli possano essere sfruttate. Ovviamente anche questo sistema ha dei limiti; è doveroso dirlo, nonostante neanche la Germania sia riuscita più di tanto a smascherarli pur avendo studiato attentamente il sistema Conte.

Un pressing asfissiante e ben organizzato può limitare molto l’efficacia della fase di preparazione dell’azione, costringendo i difensori a rinvii affrettati e poco precisi, o addirittura portandoli a perdere palla in posizione pericolosa. Linee di centrocampo e difesa molto compatte possono limitare se non addirittura annullare lo spazio libero per verticalizzazioni e inserimenti. A ritmi molto alti, Parolo e Giaccherini, veri uomini chiave del sistema Italia, non potranno reggere il continuo movimento che viene loro richiesto. Insomma, le cose possono andare bene o male non solo a seconda del grado di applicazione delle idee della squadra da parte dell’allenatore, ma anche a seconda della disposizione e dell’atteggiamento dell’avversario; e infatti in questo Europeo abbiamo già visto alti e bassi, Belgio e Spagna da una parte, Svezia e Irlanda dall’altra. Non sempre l’avversario più difficile sulla carta è quello che può metterti più facilmente in difficoltà.

conte italia

L’ossessione della vittoria

Il Conte della parte finale dell’esperienza juventina sembrava aver perduto la smania di inseguire traguardi sempre più straordinari, per chiudersi nel cupo pessimismo ben rappresentato dalla metafora del ristorante da cento euro in cui non ci si può sedere con dieci euro soltanto. Come dire: posso portare i miei giocatori oltre i loro limiti, ma non troppo, e alcuni traguardi ci sono comunque preclusi. Conoscendo quest’ultimo Conte juventino, temevo che l’esperienza della Nazionale, vissuta in una fase di oggettiva povertà di talenti, potesse solo peggiorare la situazione; e temevo che il ct potesse viverla con fastidio, e senza convinzione. Il Conte visto in queste partite dell’Europeo ha smentito le mie fosche impressioni: l’intensità con cui ha vissuto le partite, la foga delle esultanze, la dedizione di tutta la squadra nel seguirne le idee testimoniano a favore di un Conte diverso, convinto di potere andare lontano, capace di vivere con intensità straordinaria questa avventura, fermamente fiducioso in sé stesso e nei suoi uomini. Una fiducia in sé che potrebbe sembrare superbia, e probabilmente lo è; ma che è comunque una caratteristica dei grandi.

Al di là dell’esito finale, questa esperienza in Nazionale, che poteva sembrare una sosta, una sorta di periodo sabbatico da dedicare alla famiglia e agli affetti, ha comunque costituito una svolta importante nella carriera del ct. Il demone della vittoria è sembrato tornare a possederlo interamente, pronto a proiettarlo verso nuove idee e nuove imprese; mai rassegnato, mai sconfitto in partenza, anche quando tutti gli altri lo pensano. Questo è il Conte che conoscevo, un tempo. Quello del suo primo anno alla Juve, il più bello sotto tutti i punti di vista. Il primo scudetto fu un’impresa straordinaria. Un successo all’Europeo con questa Nazionale sarebbe stato un’impresa ancora più straordinaria. Super-straordinaria.

Francesco Toscano


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